Docente di Marketing all'Università di Westminster, Londra. Studioso di problematiche connesse con la grafologia.
(in: Scienze umane & grafologia Anno VIII n8, 1999 pp31-34)
Grazie, mi chiamo Nigel Bradley e vivo in Gran Bretagna, ma non mi considero un grafologo come è scritto sul manifesto. Ho studiato la grafologia per tanti anni, ho una biblioteca personale molto vasta - ho letto molto sulla grafologia -, ho partecipato a vari congressi, ho scritto numerosi articoli sulla materia. Considero la grafologia il mio hobby; la mia attività è quella di docente di marketing e inoltre lavoro nel campo della ricerca di mercato. In questa mezz'ora voglio mettere sul tavolo alcune osservazioni che ho fatto. Osservazioni sullo stato della grafologia in America, ma anche nel resto del mondo.
Vediamo lo stato della grafologia nel mondo. Ho messo insieme un libro di riferimento sulla grafologia: il mio Graphology Digest Factbook. Ho identificato che nel mondo ci sono, attualmente, almeno: 100 associazioni per la grafologia, 45 riviste di grafologia e 60 corsi di formazione. Con i miei dati ho calcolato il numero delle persone coinvolte nella materia nel 1999. Secondo me ci sono 10.000 persone attive nel campo, questo è stato calcolato usando il numero di soci di associazioni, gli abbonati alle riviste e coloro che frequentano corsi di grafologia. Incluse nelle 10.000, ci saranno sicuramente delle persone che, come me, vedono la grafologia come interesse personale o hobby. Poi c'è il gruppo che include persone che vedono la grafologia come lavoro part-time. I miei calcoli mi dicono che il gruppo dei grafologi a tempo pieno è di circa 1000 persone, solo 1000 persone, secondo me, nel mondo esercitano la professione di grafologo "full-time". (Bradley 1999:1)
Quale tipo di grafologia viene praticato da queste 1000 persone? La prima indicazione può venire dai 60 corsi di formazione. Il corso di formazione può essere in classe o a distanza. In classe, uno si trova faccia a faccia con esempi di scritture, c'è un dialogo col professore, una possibilità di vedere scritture originali. A distanza lo studio diventa solitario e può essere fatto per posta, telefono, video, posta elettronica, internet, anche programmi di computer (mi riferisco all'insegnamento non ad analisi eseguite con il computer). A mio avviso il corso migliore è fatto in classe. In realtà il 50% dei corsi di grafologia sono tenuti a distanza. Quasi tutti i corsi americani, ad esempio, sono a distanza.
La seconda indicazione della qualità e della natura della grafologia che esiste nel mondo può essere rilevata dai testi usati per l'insegnamento. Ho messo insieme un elenco di tutti i libri di grafologia che vengono adottati dalle principali associazioni europee (Cohen & Bradley 1999). Ci sono circa 90 diversi libri usati per la formazione; solo un terzo di questi libri è disponibile in inglese. Questo vuol dire che il contenuto di due terzi dei testi non è disponibile per il mondo inglese, c'è un muro, un ostacolo fra il mondo che parla solo inglese e il contenuto di questi testi. Per esempio il metodo di Moretti è sconosciuto a tante persone in America e in Inghilterra, inaccessibile per molti tranne che per poche articoli e relazioni. Mi ripeto dicendo che secondo me un incontro personale è il mezzo migliore per avere una conoscenza della materia.
Ho menzionato i corsi di formazione e le risorse disponibili, i libri; la terza fonte di informazione sullo stato della grafologia è la ricerca. Mi riferisco qui alla ricerca grafologica, non per descrivere l'uso della grafologia, ma per confermare che le interpretazioni sono giuste, la ricerca che scopre nuove interpretazioni, la ricerca che trova nuove applicazioni per la grafologia. Queste scoperte sono importanti per la salute della grafologia. Sono necessarie per fare l'aggiornamento nell'insegnamento, sono necessarie per essere usate nel lavoro quotidiano del grafologo, per il professore ecc. Nelle riviste grafologiche in inglese queste ricerche sono rare. Sono rare anche nelle riviste "scientifiche" (psicologiche, risorse umane). Se questo è un segno di "salute" si puo dire che la grafologia in America e in Inghilterra non sta tanto bene. Inoltre devo aggiungere che le poche ricerche pubblicate non aiutano la grafologia; in pratica lavorano contro la salute della grafologia.
Questo tipo di contro-corrente, secondo me, non è giusto. Voglio spiegare il motivo con un esempio: è stata discussa una tesi da uno studente inglese in una università londinese, lui ha messo a confronto alcuni metodi di selezione tra cui la grafologia per valutarne l'efficacia. La tesi, per un master, è stata preparata seguendo le norme universitarie, c'era un professore supervisore, è stata esaminata da altri accademici. È un controllo di qualità accettato dappertutto. Uno dei grafologi coinvolti nello studio mi ha chiesto di leggere la tesi; ho potuto quindi valutare direttamente la metodologia, l'elaborazione dei dati e la conclusione. Un osservazione, che ritengo ragionevole, era questa: «è possibile che la grafologia valuti una parte della personalità non misurata dagli altri test impiegati» (Cox & Tapsell 1991). La cosa che non trovo giusta è ciò che è accaduto dopo. Questa tesi è stata messa in forma di relazione per un congresso della British Psychological Society, ma il messagio è diventato: «la grafologia non funziona». Successivamente la British Psychological Society ha prodotto un opuscolo contenente il proprio punto di vista sulla grafologia, contrario alla grafologia (BPS 1993), usando questo studio con quatro altri.
Voglio leggere ora un passo di un libro per studenti di gestione aziendale, un testo del corso di Laurea in Economia e Commercio (Price 1997:250) «Nel Regno Unito c'è stata una resistenza all'uso della grafologia soprattutto tra gli psicologi. Moss (1992) attribusce questo alla mancanza di tradizione nel Regno Unito. Recentemente però c'è stata una crescita di interesse alimentata particolarmente da pubblicità (di consulenti) ma anche da una insoddisfazione circa i risultati di metodi di selezione più tradizionali ».
Vi propongo un altro brano tratto da un libro inglese di gestione pubblicato quest'anno (Mullins, 1999: 746): «Nonostante la popolarità (della grafologia) in certi paesi europei, e con un aumento del ricorso alla grafologia nella selezione nel Regno Unito, l'uso e il valore della grafologia rimane sempre soggetto di notevole scetticismo. Però il grafologo , raramente viene a contatto dei candidati ed è improbabile avere informazioni sulla loro personalità o abilità».
Questi sono i messaggi che giungono agli studenti di economia e commercio negli anni novanta. Il mio punto di vista è che in Gran Bretagna, almeno, la grafologia è in espansione, c'è stato un miglioramento nell'insegnamento, ma la ricerca - alimento per la buona salute della grafologia - è assente.
In America, a mio parere, l'immagine della grafologia non è migliore di quella inglese. Vorrei ricordare alcune iniziative: il programma televisivo Scientific American Frontiers (che ha messo la grafologia in una luce non favorevole), un libro The Write Stuff (Beyerstein & Beyerstein 1992), un articolo del Washington Law Journal che affermava che la grafologia deve essere proibita sulla base di riferimenti legislative ( Spohn, 1997).
Se non sbaglio le prime due iniziative - il programma televisivo e il libro - sono servite per stimolare Ted Barnet ad iniziare il colloquio internazionale per riunire i grafologi dei diversi paesi.
Con questa iniziativa ha proposto una cosa che lui chiama "comparative analysis", questo vuole dire che i partecipanti devono fare un'analisi sulla stessa scrittura. Ognuno secondo il suo metodo e le interpretazioni saranno discusse e confrontate insieme. Le similarità e le differenze saranno annotate e poi si farà un'indagine per spiegare le une e le altre. È un esempio di ricerca di affidabilità, però fatta da grafologi, fatta in maniera collaborativa, e con professionalità. Un altro beneficio di questa iniziativa è una cooperazione a livello internazionale della grafologia. Si può quindi dire che la pubblicità negativa degli ultimi anni in America ha dato una spinta che spero aiuti la grafologia nel futuro.
Non posso terminare questo intevento senza dire due parole sul contributo che Urbino, Moretti e la grafologia italiana hanno dato al discorso mondiale. Qui c'è un esempio di una struttura appropriata per la grafologia del futuro. Un concentramento universitario, un meccanismo che favorisce la ricerca, archivi, pubblicazioni, riviste, dispense; persone qualificate, disponibili, enorme simpatia. Personalmente, le mie conoscenze della grafologia si sono arricchite avendo avuto contatto con l'Italia in questo campo. Ho sentito, per me stesso, la potenza forte, sia psicologica, sia intellettuale, sia addirittura emozionale di Urbino, e per questo devo dire grazie.
Beyerstein B & Beyerstein D eds (1992) The Write Stuff , Prometheus Books, Buffalo
Bradley NR Graphology Digest Factbook (1999) Chesterfield, NRB
The British Psychological Society (1993) The Validity of Graphology in Personnel Assessment BPS, Leicester
Cohen F & Bradley NR (1999) Graphology Books: Indications for Co-ordinated Research and Teaching. Graphologist, 1999 (Spring), 17(1), 6-11 Anche sul Internet a grafbks.htm
Cox C., (1990) The validity of graphology in Personnel Selection. Unpublished Dissertation for MSc, Polytechnic of East London 60pp
Cox C., Tapsell J., (1991) Graphology and its validity in Personnel Assessment, Cardiff
Mullins LJ (1999) Management and Organisational Behaviour Pitman Publishing
Price A (1997) Human Resource Management in a Business Context International Thomson Business Press
Scientific American Frontiers (1997) Beyond Science? (Show 802). Trascritto sul internet http://www.pbs.org/saf/8_resources/83_transcript_802b.html
Spohn J, (1997) Washington University Law Journal vol. 75, n. 3, Sul Internet a http://ls.wustl.edu/WULQ/75-3/753-6.html
This paper was presented to the Cattedra Internazionale Moretti di Mondolfo in Mondolfo, Italy, September 1999. Copyright 2000 Nigel Bradley
Centro d’informazione di Grafologia
Last modified 21 January 2003. Please report any corrections to me at this email address bradlen@graphology.ws
January 2002
