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Cari amici grafologi, sul perché di questo mio software avrei una storia da raccontarvi… volete sentirla? Era il 1938, periodo di ferie scolastiche ed io quattordicenne, nella biblioteca, adiacente lo studio legale di mio padre, cercavo letture interessanti, così fu che mi capitò tra le mani un volumetto curioso, che parlava di un metodo di indagine definito pratico… ma scientifico. Mi dissi che l’avrei rapidamente scorso prima di passare ad altro… trattava di grafologia (1). Quel libro lo rilessi attentamente più volte, mi rimase dentro e diventò negli anni il mio principale interesse di vita sociale. Metodo… “pratico” e “scientifico” diceva quel libro: due parole magiche per un ragazzo. Da quel momento presi a parlare ai miei compagni di scuola con fare saccente, descrivendo loro, spesso gesticolando, quali fossero i tratti caratteriali di quei professori che, sui nostri compiti, vergavano note a piè pagina …
Finita la guerra, presi a lavorare nel Gruppo ENI, specializzandomi presso l’IBM in informatica aziendale (1955… primi elaboratori a valvole, grandi e lindi come sale d’ospedale!), percorsi poi la carriera amministrativa affiancando il CED (Centro Elaborazione Dati), fino a ricoprire mansioni manageriali nei settori amministrativo e poi, ad interim, anche del personale dove ebbi modo di mettere a frutto il mio intuito psicanalitico ed i miei studi grafologici.
La specializzazione acquisita in informatica mi spingeva a cercare sempre soluzioni informatiche per i vari settori preposti alla guida dell’azienda e dei suoi uomini. Tenevo sempre nel cuore la mia passione per la grafologia ed un po’ per volta negli anni, appresi, oltre al metodo del Moretti, la Psicografia del Marchesan ed infine, eccitato dai concetti sui ritmi armonici di Klages e poi di Crépieux, approdai alla grafometria francese di H. de Gobineau… Studiavo per arricchirmi di riflessioni psicanalitiche, ma anche per capire quale dei vari metodi avrei potuto un giorno adottare per …. informatizzare la grafologia. Così godendo appieno dell’armonia-disarmonia delle masse grafiche, su cui tutti i metodi erano in sintonia, decisi un giorno di realizzare un mio metodo “globale” ispirato soprattutto alla musicalità dei ritmi modulati dei gesti grafici ...
Era il 1969 quando, utilizzando l’allora più avanzato linguaggio per calcolatori RPG (2), incominciai a costruire il mio primo software che chiamai “Ritratto grafologico”. Dal punto di vista pratico gli handicap si fecero presto sentire: l’automazione della procedura di analisi, fatta con i mezzi informatici dell’epoca era estremamente lenta e soprattutto non mi consentiva di utilizzare appieno la massa di informazioni caratteriali che ottenevo dal mio software (3), ma nonostante ciò sempre più mi convincevo che valeva la pena di insistere!
Fin dall’inizio del mio approccio alla grafologia, avevo deciso che avrei integrato nel mio sentire tutti i metodi che avrei appreso, e così impostai un software che tenesse conto di tutti i “segni” che le diverse scuole di pensiero avevano codificato. Puntavo ad un sistema matriciale che con algoritmi ben costruiti incrociasse tra loro tutti i segni, al fine di ottenere, trasversalmente, informazioni su tutte le possibili combinazioni tra gli stessi anche se ispirati a diverse scuole.
L’intento era ambizioso e dal lato pratico, mi obbligava a rivedere criticamente i vari metodi ponderali cui si ispiravano le singole scuole di pensiero grafologico, al fine di ottenere un unico metodo psicanalitico omogeneo. Ciò significava trovare regole di intercompatibilità che accostassero, in un unificato ampio sistema psicanalitico, le diverse norme di psicometria grafologica in uso. Mi rendevo conto che con ciò potevo infrangere i principi su cui fondavano, diversificandosi, le teorie dei singoli metodi… ma il mio obiettivo andava oltre: volevo da ciò ottenere un sistema di analisi grafologica semplificato, non semplificante, anzi elementarmente molto strutturato… ma soprattutto più completo ed accessibile a tutti i grafologi!
Miravo ad un metodo, innovativo rispetto ai tradizionali, che inducesse anche i profani purché interessati a comprendere meglio i propri simili, a guardare con attenzione alla scienza grafologica… Si sa che ogni idea nuova è una sfida alla tradizione ed alle abitudini scientifiche!
Con questa impostazione metodologica che chiamai Cybergrafia, grazie alla continua compattazione dei PC ed all’evoluzione dei linguaggi di programmazione, negli anni ‘70 riuscii a creare vari software che avevano target e scopi specifici. Io sono sempre stato molto critico e poco indulgente con me stesso… Ora questi programmi stanno in fondo al cassetto. Forse col tempo li rivedrò più serenamente: essi hanno arricchito il mio pensare logico, mai assoggettato al solo intuito, e qui ho dovuto citarli per far comprendere questa mia storia di tanti anni di algoritmi!
Nel 1985, dopo un proficuo scambio di riflessioni con amici grafologi di stretta osservanza metodologica morettiana, che, pur collaborando con me, non condividevano appieno i miei progetti, decisi di tentare di informatizzare il metodo morettiano: in effetti, nello sforzo di concepire un sistema psicanalitico “globale” avevo potuto constatare che quello della scuola morettiana era senza dubbio il sistema psicanalitico più omogeneo ed integrato tra quelli da me studiati. Era un sistema documentato dalla ricerca scientifica sul sistema neuronale che vantava precise regole ponderali ben vagliate con logiche malleabili, adeguate ai miei calcoli statistico-matematici ...da applicare alla psicologia!
Presi così a riscrivere in “Excel di Windows” tutte le formule matriciali che avevano costituito il tessuto psicanalitico dei miei precedenti software sperimentali, utilizzando ora esclusivamente i soli segni codificati dalla scuola morettiana. Dai percorsi matriciali ottenni le combinazioni “categoriali” che mi servivano per definire con buona oggettività le descrizioni basilari riguardanti le tendenze caratterologiche morettiane, i tratti della personalità ed i tratti complementari correlati.
Col progredire dei computer, sempre più veloci ed affidabili, riconfigurai il mio software su un modello matematico che consentiva di conservare la “perfettibilità” ossia la capacità di adeguarsi alla pronta modifica e di recepire rapidamente aggiornamenti e migliorie che via, via apportavo, nell’assunto che la Grafologia, per voler essere scienza sperimentale dedita alla ricerca, deve anche essere sempre pronta a cogliere le nuove indicazioni psicografiche e psicanalitiche. La struttura del software, comunque era ormai ben delineata: non usava più la tecnica del data-base, ma, ispirandosi alla tecnica concettuale di «intelligenza artificiale», ora disponeva di moltissime strutture elementari «alberi di pertinenza» che nel loro complesso schematico imitano il complesso percorso reticolare del pensiero umano (reti neurali). Questi «alberi di pertinenza», erano strutture logiche condizionali che utilizzando operatori booleani consentivano il vaglio rapido delle situazioni anche molto complesse, con scelte espressive ben rispondenti alle diverse situazioni. Tali strutture ad albero (4), iniziavano con i dati di entrata (input dei segni grafologici) ed attraverso momenti automatici di ricerca e di scelta alternativa (nodi), sviluppavano «frasi articolate» che tra di loro, in vari modi componendosi, giungevano a definire periodi discorsivi dal senso compiuto; erano queste le frasi che l’elaborato definiva poi «suggerimenti». L’elaborato conclusivo del programma: «Note psicanalitiche utili per la stesura del referto grafologico» era infatti l’esposizione organizzata per titoli, dei tanti «alberi di pertinenza» attivati.
Negli anni ‘90, mi proposi di divulgare i miei programmi ed in proposito scrissi vari articoli in cui proponevo alle aziende il “servizio di consulenza grafologica” pubblicizzando il mio software su alcune riviste specialistiche, tra cui “Diritto & Pratica del Lavoro della IPSOA. SCUOLA D’IMPRESA e “Direzione del Personale” dell’AIDP (Associazione Italiana Direttori del Personale).
Arrivo ad oggi, 2002. Dopo ultime modifiche apportate in occasione del Congresso Internazionale di Bologna, posso ritenermi abbastanza soddisfatto: il programma GRAF-2000 ha raggiunto una soddisfacente validità… ed è sempre aperto ad ulteriori perfezionamenti ed aggiornamenti! La definizione del programma è ora di “Psicografologia computerizzata” perché il suo obiettivo principale è: “coadiuvare l’utente grafologo, senza pretesa di sostituirsi a lui”
Innanzi tutto GRAF-2000 vuole, fornire al grafologo “spiegazioni su se stesso” inserendo, dopo le frasi più significative espresse nell’elaborato: “Note psicanalitiche utili per la stesura del referto grafologico”, la composizione dei segni che le sottendono. Vuole inoltre consentire al grafologo di ampliare ed approfondire il senso delle sue frasi con riferimenti psicologici orientativi così da consentirgli la migliore personalizzazione e riformulazione delle stesse, secondo il fine cui l’analisi deve essere diretta. Il suo utilizzo deve rispondere alle esigenze professionali del sociologo, dello psicanalista e del medico grafologo i quali trovano, nella possibilità di avere “subito” una significativa conferma del quadro psicanalitico che loro percepiscono, un importante supporto diagnostico.

L’elaborato che il programma emette è stato definito, da chi l’ha recentemente sperimentato, importante e collaborativo, utile anche al perito grafico per corredare le sue perizie legali e giudiziarie con ulteriori elementi d’indagine sull’autore di uno scritto, del quale potrà ora, su richiesta di parte, indicare anche tendenze, inclinazioni e capacità intellettive di intendere e volere.
Cari amici, se siete giunti fin qui, vi ringrazio di cuore dell’attenzione rivoltami… ma vi chiedo ancora l’ultima fatica… cercatemi sul sito www.grafoservice.it Avrete la possibilità di verificare direttamente l’attendibilità del programma GRAF-2000, del cui lungo percorso evolutivo vi ho appena parlato… Poi non so… se avrò altre storie da raccontarvi.
(1) Il libro era “Manuale di Grafologia” del Prof. Umberto Kock, edito negli anni ‘20. Dietro quel nome si celava Padre Girolamo Moretti che cercava così di evitarsi fastidi con i suoi superiori... parlava in quegli anni di psicologia ma doveva sostenere l’innatismo!
(2) Linguaggio di programmazione “RPG”, usato nei calcolatori a transistor che già operavano in nanosecondi.
(3) Fin dal primo software avevo intuito che la strada da percorrere non era la “semplice banca-dati” costituita di frasi “si ben studiate… ma anche molto immobilizzate in senso generico” richiamabile in funzione dei segni presenti, ma che doveva essere l’intera architettura del sistema a consentire la produzione di frasi dinamiche “che interpretassero il variare degli stati d’animo anche in funzione dell’ambiente e delle situazioni” ossia le frasi dovevano essere “sensibili anche alle variabili esterne”.
(4) La tecnica concettuale adottata nella costruzione dei programmi, ha richiesto la predisposizione di moltissime strutture elementari «alberi di pertinenza» che nel loro complesso schematico si collegano imitano il percorso del pensiero umano che scorre lungo le “reti neurali”. Questi «alberi di pertinenza» sono essenzialmente strutture logiche che, anche in situazioni complesse, consentono di vagliare, con metodo e rapidità, le scelte espressive meglio rispondenti alle possibili situazioni. Tali strutture, iniziano con i dati di entrata (input dei segni grafologici) ed attraverso momenti di ricerca e di scelta (nodi), sviluppano «frasi articolate» che, tra loro variamente componendosi, pervengono a costruire periodi discorsivi dal senso compiuto.Gli alberi di pertinenza GRAF-2000 è stato realizzato sfruttando le funzioni matematiche, disponibili nel supporto EXCEL della Microsoft, per costruire strutture ad albero che eseguono iterazioni convergenti. Le strutture ad albero ed i loro nodi correlanti sono formule logico-matematiche con funzioni “condizionali” che si avvalgono della logica booleana per trovare scelte alternative di tipo elementare (si-no) che pervengano a soluzioni adatte alle più diverse situazioni di vaglio:

“SE è vero il dato A, la scelta è a1, ma SE A è falso prosegui agganciando l’alternativa B(*) e ripeti la verifica come fatto per A”
(*) laddove A,B,C, ecc. sono valori che possono riguardare sia segni singoli che loro combinati, nonché altri alberi di pertinenza, mentre a1, b1,c1, ecc. sono rami risolutivi che concludono il percorso di scelta: SI/NO.
Qui sopra lo schema evidenzia due strutture ad albero complesse: A(*) e C(*). Ogni “albero di pertinenza” nelle sue scelte si ramifica in SI e NO e si correla ai rami degli altri alberi, così da formare lunghi percorsi interattivi, che partendo sempre dai dati elementari “segni”, pervengono a vari raggruppamenti, sempre più “specializzati”, detti “gruppi categoriali” anch’essi, a loro volta, costituenti riferimenti che, tra loro correlandosi, compongono ulteriori raggruppamenti di livelli gerarchici superiori. Il programma definisce questi gruppi categoriali specializzati assegnando loro nomi che si richiamano agli aspetti qualitativo-simbolici delle caratteristiche al cui vaglio essi sono finalizzati. Essi vengono utilizzati sia come “nodi discriminanti” che come “indici”; ne sono esempi nell’elaborato finale, i punteggi su base decimale, indicati a lato di alcuni capitoli, nonché le descrizioni sintetiche dei “tratti salienti”. Questi gruppi categoriali assumono gradi che sono valori ponderali determinati su base decimale, che risentono nella formulazione di “medie”, “mediane” e deviazioni standard, anche della presenza di indici fautori e/o contrastanti.Ritorna alla conferenza (www.graphology.ws)
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Ultima modifica 13 dicembre 2002. Please report any corrections to me at this email address bradlen@graphology.ws
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