Scoprire il potenziale dell’alunno per mezzo della sua scrittura

Copyright 2001 by Graziella Pettinati


L’insegnamento è certamente la professione per la quale una conoscenza dei fondamenti del gesto grafico e della sua interpretazione è delle più utili. Ogni anno, gli insegnanti hanno la fortuna di osservare un gran numero di campioni di scrittura di una popolazione relativamente omogenea (età, lingua, modello scolastico di origine, cultura, ecc.). Con l’esperienza, alcuni hanno sviluppato, senza saperlo, delle conoscenze grafologiche “intuitive” che riposano soprattutto sulla correlazione tra la riuscita scolastica ed il grafismo generale della scrittura. 

Dopo l’avvento dell’informatica, qualcuno aveva predetto la sparizione della scrittura ma l’esperienza ha dimostrato che si utilizza più carta che mai e che l’atto di scrivere è, e rimarrà sempre un atto vitale che va ben al di là della semplice comunicazione.

Come dice così bene Dominique Vaudoiset (1999) « la scrittura è  il primo strumento sia dell’autonomia che del rapporto con l’altro. Sembrerebbe anzi che sia il primo segno dell’«humanitude», il tatuaggio del suo destino. Essa è libera in sé stessa. Essa è gratuita. Essa si genera a profusione. Essa orna le pietre di ogni civilizzazione. Essa nasce assolutamente nuova, al mio servizio, il giorno della mia nascita. Essa mi accompagna fino alla morte. Essa è la mia libertà! »  

Scrivendo, facciamo di più che riprodurre un modello calligrafico per tradurre i nostri pensieri, i nostri stati d’animo. Tracciamo l’impronta di quanto noi siamo e di nessun’altro. La nostra scrittura rivela le nostre aspirazioni profonde, il nostro ritmo, i nostri codici, i nostri schemi e le nostre prigioni poiché la nostra energia vi è canalizzata in una forma ed un movimento che ci sono personali e che si imprimono nel nostro tracciato. 

Quando scriviamo, le lettere che abbiamo appena tracciate fanno già parte del Passato, quelle che tracciamo sono l’attualizzazione del Presente, immediatamente verso quelle che arrivano sotto la nostra penna e che annunciano il Futuro: l’atto di scrivere è effettivamente l’esperienza dell’istante presente, «immortalata» sulla carta.

Osservare, decodificare, comprendere, risentire, sentire … la nostra scrittura ci dà prima di tutto uno strumento straordinario della conoscenza di sé. Come descriverebbe la sua scrittura? Essa è armoniosa, a scatti, slanciata, allargata, rimpicciolita, gonfiata, raddrizzata, stretta? Cambia secondo il suo umore? Cosa risente quando scrive: piacere, fastidio, obbligo. Ci sono lettere che evita? Che fa fatica a formare o che trova brutte? Quale sono le scritture che ama? Quelle che odia? Rispondendo a queste domande, può capire fino a che punto la scrittura è un gesto intimo che permette all’ombra di farsi luce.

Vediamo adesso come la conoscenza del gesto grafico può aiutare l’insegnante, quale che sia l’età dei suoi alunni.

Prescolare 

Come la scrittura, il disegno del bambino è un messaggio. E’ allo stesso tempo un linguaggio spontaneo ed un atto libero nel quale il bambino racconta e spiega tutto quanto non può esprimere verbalmente. Gli scarabocchi ed i disegni contengono gli stessi elementi simbolici di quelli studiati nella scrittura, ossia: pressione, movimento, velocità, forma, dimensione, utilizzo dello spazio, ecc..

 

I genitori di bambini piccoli e gli educatori dei centri della prima infanzia non possono che beneficiare di una migliore conoscenza del linguaggio simbolico utilizzato dai piccoli nei loro disegni. L’interesse fondamentale della comprensione del simbolismo del tracciato e dei colori ci permette di essere vicini al bambino e potere dargli delle risposte alle domande che non riesce ad esprimere.

E’ importante osservare il bambino mentre disegna. Disposizione del foglio (verticale o orizzontale)? Egli gira il foglio? Occupazione dello spazio (equilibrio tra il nero ed il bianco)? Ha difficoltà a cominciare? Ci sono accelerazioni? Dominanza dei tratti (curvi o dritti)? Scelta dello strumento (matita, gessetto, pennarello, pennello)? Tenuta dello strumento? Preferenze dei colori? Qual’è l’attitudine (disteso, contratto, inquieto, arrabbiato, gioioso, loquace, muto…) mentre disegna? Commenta i suoi disegni?

Il bambino, mentre disegna, struttura il suo Io. Sperimenta tutte le questioni della vita. Parla liberamente e totalmente attraverso i grandi simboli che sono il sole, l’acqua, l’albero o la casa. Quando disegna un omino, è prima di tutto sé stesso che rappresenta. Ci dice come si sente, come evolve nel suo ambiente.

  E’ dunque importante accogliere bene il disegno di un bambino poiché dandocelo, ci consegna un messaggio, si rivela a noi in un gesto d’amore. Uno sguardo negligente od il disinteresse possono ferirlo profondamente.

Sapere decifrare al momento giusto questo messaggio, che è ogni volta unico, ci offre la possibilità di arricchire la nostra relazione con il bambino ed aiutarlo a sviluppare tutte le sue potenzialità man mano che esse si manifestano. Leggere il disegno permette così di amare meglio il bambino ed a volte di rimettersi in causa come educatore.

Primario

Al primo ciclo del primario, il bambino giunge infine all’apprendimento della scrittura. E’ già da molto tempo che sogna il giorno in cui scriverà dei messaggi come gli adulti. L’apprendimento della scrittura è un processo lungo poiché questa è un atto complesso (cf. Serratrice 1993) che mette in gioco numerose strutture neurologiche oltre i muscoli, ossa ed articolazioni delle dita, della mano, del braccio e della spalla. La scrittura richiede una maturazione fisiologica che i bambini acquisiscono poco a poco e che è grandemente tributaria dell’età.

« Si è raramente padroni dell’atto grafico prima dei 14 anni; si constata che manca in quell’età questa qualità particolare di controllo e di regolarità che sono proprie all’adulto e che è il risultato di un buon coordinamento dei movimenti di iscrizione e di progressione »- (Peugeot 1997).

Nel Quebec, al fine di facilitare l’apprendimento della scrittura, il bambino impara in un primo tempo a scrivere in script. Apprende a riconoscere ed a riprodurre delle forme semplici, costituite da giustapposizioni di tratti curvi e dritti. Così la lettera « a » è formata da un cerchio al quale è aggiunto un tratto dritto. La lettera « b », è un’asta lunga alla quale si aggiunge un semi-cerchio e così via. Non c’è dunque continuità nel movimento. Tutti i tratti sono discontinui, il bambino deve fare delle alzate di penna ad ogni cambiamento di tratto.

L’applicazione del bambino porta a lentezza e tensione e ne risulta un tracciato premuto e statico. La contrazione è legata alla paura, l’angoscia e l’aggressività si manifestano essenzialmente nella pressione esercitata sulla matita. La pressione ha così un doppio ruolo conflittuale: sfogo e freno. Nello sprofondare nella carta, il tratto è « paralizzato » ed impedisce la facile progressione verso la destra. In più, la scrittura script con la predominanza di « bastoncini » verticali, blocca il movimento naturale verso la lettera seguente.


La progressione facile della scrittura è possibile soltanto quando la paura è superata. Un modo corretto di superare questa paura è di permettere al Movimento di prendere il suo posto il più rapidamente possibile. Esercizi semplici come quelli illustrati qui sotto possono facilmente mettere il bambino in confidenza e fargli « sentire » la facilità del movimento. Questi esercizi si possono fare altrettanto bene nello spazio, effettuando dei tracciati simultanei con entrambe le braccia. Questa « danza delle lettere » che fa partecipare tutto il corpo diventa così un momento di distensione e di piacere oltre a permettere l'apprendimento delle lettere corsive.

Figura 1. Esempi di esercizi grafici che permettono la liberazione del movimento, necessaria alla progressione della scrittura.

E’ affascinante vedere a che punto i bambini (anche nel pre-scolare) integrano facilmente e naturalmente questi « disegni » alla scrittura. Per esempio, Anabelle, 5 anni, ha spontaneamente sostituito il primo esercizio alle lettere « elle » del suo nome.

Nel secondo ciclo del primario, il bambino impara a legare le lettere tra di loro, permettendo così la progressione più naturale della scrittura. Con la spigliatezza, la tensione e la pressione si attenuano e lasciano sempre più posto al movimento.

La persistenza di una pressione troppo forte ha per conseguenza delle ammaccature nei tratti curvi (per esempio nelle lettere: a, b, c, d, g, o, p, q, u), dei tremori e delle lettere chiuse che danno un aspetto « sporco » alla scrittura. Questo elemento che sparisce molto rapidamente, dura oltre gli 8 anni soltanto nei bambini disgrafici.

Una pressione debole deve mettere in allarme l’insegnante poiché essa indica una vulnerabilità più grande del bambino. Importa tuttavia, prima di concludere troppo rapidamente, di verificare se la tenuta dello strumento (troppo vicino o troppo lontano dalla punta) o lo strumento stesso (punta a sfera di piccolo calibro, o matita spuntata) non ne sono la causa. Una buona pressione, né troppo forte, né troppo debole è sempre un indice positivo nel bambino. 

Il movimento e la pressione si accompagnano al controllo della dimensione, alla forma, alla spaziatura, all’inclinazione ed all’ordine del tracciato. La padronanza armoniosa dell’insieme di questi elementi si tradurrà con un tracciato duttile, insieme fedele al modello e personale all’alunno.

La stima di sé è un elemento fondamentale dello sviluppo del bambino. La scrittura ed il disegno sono degli indicatori straordinari della stima di sé. Sapere decodificarli adeguatamente è un vantaggio non trascurabile per ogni insegnante. Di più, un intervento rapido per la correzione delle cattive abitudini (tenuta dello strumento, posizione del corpo, forma delle lettere, ecc) e l’individuazione precoce di problemi (disgrafia, dislessia) può fare tutta la differenza tra il piacere od il dispiacere di scrivere….e di vivere!

Secondario

 L’adolescenza è segnata, si sa, da cambiamenti importanti sia sul piano psicologico che fisiologico. Gli insegnanti del terzo anno del secondario (alunni di 14-15 anni) sanno fino a che punto questo periodo sia particolarmente difficile per alcuni.

I tentennamenti interiori (crisi d’identità) ed esteriori (relazioni genitori/figli) si traducono frequentemente nella scrittura con delle irregolarità principalmente al livello dell’inclinazione. Alcuni si sentono in effetti combattuti tra il desiderio incosciente di volere rimanere « piccolo » ed il richiamo irresistibile dell’indipendenza e l’autonomia dei « grandi».

Figura 2. Rappresentazione figurata dei « tentennamenti » da E. Singer (1969) con la leggenda seguente: « cambiamento dell’inclinazione: oscillazione dell’attitudine sociale, lacerazione, opposizione tra inclinazione, tra tendenze. »


 

E’ anche il periodo dell’affermazione di sé che passa spesso da un bisogno legittimo di contestazione e di confronto. La curva cede allora il posto all’angolo nel tracciato che prende dunque l’aspetto di un porcospino. Si sfida l’autorità non rispettando più le regole dell’ordine (margini, spazi, capoversi, ecc).

Il « mal essere » si inscrive anche nella forma di certe lettere che si distorcono sotto l’effetto del dolore. Tensioni, esitazioni, ritocchi, lettere piene… sono altrettanti segni che rivelano delle difficoltà a vivere ed esprimere adeguatamente le proprie emozioni. La lettera « J » (Je)(Io n.d.t.) e la firma si personalizzano nella ricerca dell’identità. Che forma assumono? Piccole e rinsecchite? Lunghe e sfilate? Tonde e paffute?

I modi del pensiero si solidificano: logica, ragionamento, analisi, intuizione, sintesi, ecc.. e si esprimono soprattutto con la forma, la qualità del tratto, il controllo, l’organizzazione dello spazio, la dimensione, ecc.. Originalità, creatività, curiosità si sviluppano e si esprimono con un grafismo che si allontana maggiormente dal modello scolastico e con l’aggiunta di combinazioni inventive di lettere o di tratti. 

L’insegnante attento ai cambiamenti repentini nel grafismo di un alunno avrà in mano uno strumento importante di individuazione e potrà così collaborare più efficacemente con gli altri operatori della scuola. 

Il secondario è il periodo dove la scrittura « si muove » di più. In molti casi, una rieducazione della scrittura, effettuata da un professionista competente, può fare tutta la differenza tra amarsi rispettandosi e odiarsi isolandosi.

Universitario

La scrittura del giovane adulto si stabilizza. Il gesto grafico è normalmente personalizzato, una minore preoccupazione è data alla forma. Si notano ora più nettamente le caratteristiche personali ed individuali dello scrivente. Le sue attitudini professionali, le sue forze e vulnerabilità sono inscritte nell’insieme del grafismo.

A quell’età i temperamenti, le sindromi e le linee di forza sono abitualmente ben a posto e questo si traduce abbastanza chiaramente nel grafismo generale e ci permette di distinguere l’introverso dall’estroverso, il manuale dall’intellettuale, il leader dal subalterno, la vittima dal carnefice, il “flyed” dallo “straight”, l’operatore dal concettuale, la cicala dalla formica, ecc. 

Ora la scrittura ha ancora sempre di più il suo ruolo di strumento di comunicazione che permette di strutturare il pensiero. Il pensiero astratto si esprime più liberamente attraverso la filosofia, le matematiche, la letteratura, le arti, ecc.

D’altronde è particolarmente interessante constatare fino a che punto la scrittura è rivelatrice dell’età mentale dello scrivente e non della sua età biologica come dimostra l’esempio seguente.,

Figura 3. Scrittura grossa, rovesciata, arrotondata, dal grafismo immaturo. Questa si potrebbe facilmente associare ad un’adolescente, mentre si tratta di fatto della scrittura di uomo di oltre 45 anni. 


Nell’età adulta, il vocabolario, la semantica, i lapsus, meritano ora un’attenzione più specifica nello studio della scrittura. Oltre la qualità del tratto ed il simbolismo dello spazio, lo studio della scelta delle parole o l’assenza di certe lettere diventa dei più interessanti (cf. Vaudoiset 1999)

Conclusione

« L’educazione della scrittura è molto più di un semplice apprendimento della iscrizione: la sua importanza pedagogica merita riflessione. Lo sforzo richiesto dalla scrittura, il conflitto che la oppone al modello, la necessità della sua sistemazione economica, giustificano la rivalorizzazione del suo insegnamento., Se la scrittura manifesta la personalità dello scrivente, il suo insegnamento può non avere effetto sullo sviluppo di costui? Lo sforzo, la disciplina imposti per lo “scrivere bene” sarebbero senza effetto sull’evoluzione della scrittura del bambino, dell’adolescente, persino dell’adulto?

Perché, per molti, la scrittura è un dramma? Essa mette tuttavia in opera dei meccanismi intellettuali e psicomotori il cui gioco armonioso dovrebbe essere gratificante. E’ pur vero che per alcuni scrivere è un piacere, benché si scopra come tale normalmente molto tempo dopo la fine dell’apprendimento, quando la sistemazione personale ha fatto della scrittura la sintesi equilibrata dei suoi fini: mezzo gradevole e personale di comunicare un pensiero che si elabora così nella sua espressione stessa. Senza pensare di raggiungere un tale risultato prima che una maturazione generale lo permetta, rimane tuttavia possibile promuovere, fin dalla partenza, una reale soddisfazione, al meno sul piano sensoriale, nel gioco ben sincronizzato dei meccanismi della iscrizione, in particolare nel « rilievo » che traduce, con una pressione liberata, « elastica », la duttilità ed il buon funzionamento psicomotore,» (Olivaux 1991).

Come potete constatare, il campo di studio del grafologo è vasto. Dalle conoscenze della genesi della scrittura fino alla sua interpretazione simbolica nonché all’individualizzazione, alla rieducazione e alla grafoterapia, gli argomenti di studio non mancano! Delle nozioni di base in grafologia, anche sommarie, possono dunque essere utilissime ad ogni operatore in ambiente scolastico e più particolarmente agli insegnanti, quale che sia il livello a loro affidato.


Riferimenti

  Olivaux, Robert (1991) Pédagogie de l’écriture et graphothérapie, 2° édition, Masson

Peugeot, Jacqueline (1997) La connaissance de l’enfant par l’écriture, Dunod, 3è edition

Serratrice, Georges et Habib, Michel (1993) L’Ecriture et le cerveau. Mécanismes neuro-physiologiques, editions Masson

I neurologi descrivono in modo dettagliato tutti i fattori che entrano in gioco nella produzione della scrittura.

Singer, E. (1969) A manual of Graphology, Duckworth

Vaudoiset, Dominique (1999) La chair de l’écriture, editions Le fil invisible


Note

1.    Dopo una carriera di 16 anni nell’insegnamento della biologia ai livelli secondario ed universitario, Graziella Pettinati decide di mettere le sue conoscenze della scrittura al servizio della gente e delle imprese e fonda nel 1997, “Graffiti Bureau d’études graphologiques”. Oltre i servizi di consultazione (selezione e valutazione del personale, attitudini professionali, analisi di personalità, perizie su scritture: lettere anonime, graffitis, falsificazioni, ecc..) “Graffiti Bureau d’études graphologiques” offre conferenze e laboratori di sensibilizzazione alla grafologia a vari gruppi di professionisti (insegnanti, consulenti in risorse umane, in orientamento, carrierologi, ecc.). Dal settembre 2000, “Graffiti Bureau d’études graphologiques”, scuola accreditata dall’Associazione dei grafologi del Québec, offre un programma di formazione in grafologia di 450 ore, con la partecipazione del Campus Notre-Dame-de-Foy.

 

2.    Italian translation  by Janine Castex. Translated from French.


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  27 November 2001